Calabria: la terra che zampilla di bello

Valle D’Aosta, la più piccola delle regioni d’Italia, una splendida bomboniera

Separata dalla Sicilia solamente da una striscia di mare ch’è lo Stretto di Messina (Punta Pezzo e Capo Peloro distano appena 3,3 km l’una dall’altro), la Calabria rappresenta il terminale della continuità terrestre peninsulare, la punta dello Stivale bagnata dal Tirreno e dallo Ionio.

Territorio, natura e paesaggio

Questa regione vanta una geografia in cui vige un ferreo equilibrio instaurato fra l’entroterra e le coste che godono della presenza di cinque golfi, ovvero quelli di Corigliano, Gioia Tauro, Policastro, Sant’Eufemia e Squillace. La Riviera dei Cedri, poi, si fregia anche di due piccoli paradisi, l’isola di Dino e l’isola di Cirella. 

Esisterebbe una terza isoletta, quella di La Castella, ma non la si può intendere tale per via di un lembo di terra in grado di collegarla alla spiaggia. Lungo il litorale non è affatto raro scorgere affioramenti rocciosi, veri e propri faraglioni e isolotti come lo Scoglio Incudine e lo Scoglio Cervaro. Presso Capo Vaticano (ritenuta una delle 100 spiagge più belle del mondo) ce ne sono di bellissimi ma anche gli Scogli di Isca ad Amantea fanno la loro figura.

Poco più del 40% della superficie calabrese è coperto di montagne, tutte dal carattere piuttosto acerbo, selvaggio, indomito. A nord si erge il Massiccio del Pollino, laddove si presenta il confine con la Basilicata. Seguono in direzione sud i Monti di Orsomarso, l’altopiano della Sila, le Serre Calabresi, il gruppo del Monte Poro e, infine, il celeberrimo Aspromonte la cui vetta più alta raggiunge i 1.955 metri. Parliamo del Montalto.

Pianure e colline si estendono sull’altra metà del territorio in aggiunta all’intero tratto costiero. Vi serpeggiano fiumare e torrenti che sono diramazioni dei due più lunghi corsi fluviali, il Neto e il Crati sfocianti sullo Ionio.

Qui domina senza dubbio la macchia mediterranea, stratificata a seconda delle altimetrie. Ulivi e lecci si distendono nel segmento fra il mare e i primissimi rilievi, per poi fare posto a castagni e querce, sostituiti a loro volta nelle zone più elevate da imperiosi faggi, splendidi abeti bianchi.

Breve storia

La “terra che zampilla di bello” – dal greco kalòn-bryōn (terra che fa sorgere il bello) – è stata lentamente antropizzata a partire dal Paleolitico, come testimoniato dai ritrovamenti nelle grotte di Praia a Mare e nella Grotta del Romito a Papasidero. La Calabria fu per secoli tappezzata di villaggi abitati da singole tribù, situazione che andò dissolvendosi con l’arrivo dei Greci sbarcati sulle coste. Cacciati i Lucani, diedero floridezza alla regione fondando colonie fiorenti, tasselli dell’allora neonata Magna Grecia. Le colonie si tramutarono per conformazione e politica in poleis.

Il livello di prosperità si incrinò con l’avvento dei Romani nel III secolo a.C. L’Impero si avvalse a livello strategico e commerciale di Vibo Valentia e Reggio, uniche città ancora capaci di preservare lingua e cultura greca. Resistettero più come entità territoriali Cosenza, Locri, Crotone e Sibari.

Vestigia ascrivibili a questo periodo si ammirano a Capo Colonna, a Locri che ospita i resti dell’antica strada principale e a Reggio Calabria con le mura greche correnti sul lungomare. Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il territorio si trasformò in un crocevia di popoli, cosicché ai Goti succedettero Bizantini e Arabi. 

Specialmente sotto il dominio bizantino, la Calabria conobbe una seconda giovinezza facendo da tessuto ai monasteri – templi di immensa cultura – e alla coltivazione dei gelsi per la produzione di seta, utilizzata dagli artigiani ai fini di creare il velluto. Normanni e Angioini garantirono una continuità al prestigio acquisito.

L’era moderna si contraddistinse per i profondi stravolgimenti politici derivanti dall’occupazione napoleonica, dai moti rivoluzionari e dalle conseguenti repressioni. Durante il Risorgimento la battaglia dell’Aspromonte restituì un Garibaldi ferito che, secondo vecchi racconti, sarebbe stato curato nei pressi di Gambarie, laddove si ammira ancora oggi l’albero cavo al quale il coraggioso condottiero si appoggiò.

Le provincie di Catanzaro, Cosenza e Reggio vennero istituite dopo il 1861, anno dell’Unità d’Italia.

 

Un’economia legata alla terra

L’economia calabrese attinge alla terra ch’è ricca di risorse attinenti un’agricoltura relata principalmente alla frutta. Siamo infatti nella fucina dei cedri, del bergamotto e delle clementine. Vicino a Rocca Imperiale viene prodotto il famoso Limone IGP.

Insigniti del marchio DOP la liquirizia di Calabria e il fico Dottato di Cosenza. La regione si piazza al secondo posto in Italia nella produzione di olio. Meglio di lei soltanto la Puglia. Apprezzatissima ed esportata in tutto il mondo come e più dei funghi porcini la cipolla rossa di Tropea, IGP come la patata della Sila.

Il mare principale risorsa turistica

Una costa di 780 km e l’affaccio su due mari rappresentano sicure attrattive per un turismo che punta tutto sull’offerta balneare, avvalorata da ambienti molto puliti non essendoci in regione grossi stabilimenti industriali né alte concentrazioni di inquinanti.

Una fetta preponderante di avventori si riversa ogni anno sulle spiagge di località quali Marina di Gioiosa Ionica, Bova Marina e Cirò Marina, mentre frange molto più ridotte sono orientate verso la scoperta delle aree archeologiche e dei parchi della Sila, dell’Aspromonte e del Pollino. Stazioni sciistiche di rilievo sono ubicate a Camigliatello, Gambarie,Zomaro e Lorica.

Quando cala la sera, i tanti piccoli borghi dei litorali tirrenico e ionico s’illuminano come i bei presepi accesi a Natale e tra questi risaltano Tropea e Scilla, abbarbicati su alti promontori.

Cosa vedere

Nella splendida Calabria

Città e comuni della Calabria sono formidabili agglomerati di cultura, materializzatasi nei secoli e nelle forme architettoniche di castelli, bastioni, abbazie e cattedrali. Questi egregi monumenti sintetizzano le principali correnti storiche tramite stili impressi nel costrutto ibrido. Le epoche magno greca, romana, medievale, rinascimentale e contemporanea sembrano tuffarsi insieme generando guizzi di traboccante estetica.

Verbosi i musei che raccontano la storia, verbose le eccezionali testimonianze di un tempo passato come il Castello aragonese di Reggio, il Castello di Corigliano Calabro e, cambiando genere, il Duomo di Cosenza, l’Abbazia florense a San Giovanni in Fiore, la Cattedrale di San Nicola di Mira presso Lungro e la splendida Certosa di Serra San Bruno.

La lista è lunghissima, basti sapere che in essa si inscrivono svariati monumenti nazionali italiani, in buone condizioni ergo visitabili. Alcune roccaforti militari si presentano in veste di semplici ruderi: parliamo principalmente dei castelli normanni sparsi fra Scalea, Squillace, Stilo e Lamezia Terme.

Eventi, tradizioni e manifestazioni folkloristiche

La festa in terra calabra ha una traduzione precisa e coloratissima, fastosa e scenograficamente opulenta. Gli eventi e le manifestazioni che si celebrano nel corso dell’anno collimano con le esperienze più entusiasmanti nel genere aggregativo-folkloristico. Abbiamo esempi distintivi, a cominciare dalla Varia di Palmi, uno strabordante corteo stracolmo di figuranti in costume che l’ultima domenica di agosto omaggia in pompa magna Maria Santissima della Sacra Lettera. La festa è talmente unica e curiosa da vantare l’inserimento nella lista dei patrimoni orali e immateriali dell’umanità UNESCO.

Altri appuntamenti da non perdere il Magna Graecia Film Festival di stanza a luglio in quel di Catanzaro, la Fiera di San Giuseppe a Cosenza nel mese di marzo, lo spettacolare Carnevale di Castrovillari (fra i più belli d’Italia) e il Roccella Jazz Festival.

Enogastronomia, cucina e piatti tipici

La cucina calabrese è imperniata su sapori molto intensi che non contempla le mezze misure ma soltanto gusti forti e decisi. Ci vuole una bocca d’amianto per saggiare il fuoco del peperoncino calabrese, un ingrediente presente in varie specialità, si vedano la sardella e la n’duja, molti salumi di carne suina e sughi per condire la pasta fresca, maccaruni e fileja.

Vini molto sanguigni bagnano le pietanze, ma spetta ai liquori concludere i banchetti. Assai utilizzate le basi di bergamotto, liquirizia, erbe, cedro e miele. Sui dolci trionfano i Mostaccioli.

Acque cristalline, natura incontaminata

Salento, natura incontaminata, mare e barocco leccese


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