L’altra faccia della medaglia della Venezia romantica è una città dai mille segreti: leggende tenebrose narrano di una Venezia infestata da spettri e fantasmi, un luogo di efferati omicidi e di storie paurose. La splendida città lagunare nei freddi medi invernali è attanagliata nella fitta nebbia che nasconde creature paurose e pericolose…Vi sono diversi modi di vivere Venezia: uno dei più affascinanti è senza dubbio quello di andare alla scoperta dei suoi aspetti magici e misteriosi, lasciarsi guidare tra le calli meno battute, lontane dal turismo di massa, per ammirare la Venezia fantastica e troppo spesso rapidamente dimenticata.

Le storie tenebrose di Venezia sono molte e non basterebbero molti giorni in città per scoprirle tutte. Ma un itinerario misterioso non può prescindere da Calle della Morte, una stradina nei pressi della Chiesa di San Giovanni in Bragora, dove si narra venissero uccise le persone per volontà del Consiglio dei Dieci; e come non fermarsi di fronte al teschio che sporge da una semicolonna esternache si trova nei pressi della chiesa di Santa Maria della Fava?

Tristi leggende animano anche alcuni degli edifici più belli di Venezia: nel quattrocentesco Ca’ Dario, fra i più originali che si affacciano sul canal Grande, pare che i proprietari che si avvicendavano morivano di morte violenta dopo esser stati destinati alla bancarotta. Nel cosiddetto Casino degli Spiriti invece pare che aleggino fantasmi vendicativi.

Ma Venezia, come tutte le città nel periodo medievali, nascondevano delle parti molto pericolose: è il caso del Rio Terà degli Assassini, stradina buia dove si consumano efferati omicidi; per porre fino a questo scempio, le autorità prima misero delle candele per illuminarla di notte e poi obbligarono chi vi passasse a percorrerla con dei propri lumi.

Ma torniamo agli spettri, così presenti nell’immaginario collettivo veneziano: una delle storie più tristi ed al tempo stesso affascinanti riguarda Cesco Pizzigani, uno dei principali scalpellini veneziani del XVI secolo, che contribuì con le sue splendide opere artigiane alla realizzazione della facciata della Scuola di San Marco. Dopo esser stato ridotto in povertà, a causa dei debiti contratti per far fronte alla malattia della moglie – ugualmente scomparsa – iniziò a chiedere l’elemosina proprio sulle scale della Scuola.

Proprio sul portale una persona attenta potrà notare incisa una figura umana con un grande turbante in testa, che regge in una mano un cuore umano. Quest’opera pare si riferisca ad una precisa vicenda: un ragazzo – figlio di una donna veneziana e di un levantino – cioè un ebreo divenuto suddito turco – picchiava ripetutamente la madre che tuttavia lo amava più di se stessa; una sera egli la pugnalò e le strappò il cuore dal petto: corse verso il ponte di fronte alla Scuola, ma nel incespicò sul primo gradino cadendo e il cuore straziato della madre cadde; da esso però uscì una voce –  “Figlio mio, ti sei fatto male?” – a testimoniare l’immenso amore materno. A questo punto il ragazzo uscì di senno e si gettò nella Laguna lasciandosi annegare. Cesco, che dormiva proprio sui gradini della chiesa, decise di raccontare a suo modo questa triste storia.

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