La famiglia Piccolo di Calanovella – Capo d’Orlando

Casimiro Piccolo nacque a Palermo il 26 maggio 1894, figlio del barone Giuseppe e di donna Teresa Tasca Filangeri di Cutò. Ebbe per fratelli Agata Giovanna, botanica e Lucio, poeta di fama. Era cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Fin da giovane manifestò uno spiccato interesse per la pittura, la fotografia e, soprattutto per le dottrine occultiste. Aderì allo spiritismo propugnato da Allen Kardec e rimase affascinato dagli insegnamenti della Blavatsky. Frequentò i salotti della città ed i circoli della Società Teosofica. La separazione improvvisa dei genitori, nel 1932 a causa determinò il trasferimento dei figli con la madre a Capo d’Orlando. I Piccolo, solo apparentemente isolati, seppero tenersi in stretto contatto con le correnti più vive della cultura europea. Ne è dimostrazione la biblioteca di famiglia.

Acquerelli

Casimiro fu protagonista indimenticabile dei cenacoli esoterici. Affidò all’immagine, al potere di suggestione dei suoi acquerelli, il compito di trasmettere il pathos nascosto d’una originale visione dei mondi. Una grande passione per lo spiritismo: la biblioteca annovera tra i suoi volumi la collezione completa della più importante rivista italiana di metapsichica, “Luce ed ombra”. Di testi tradizionali e manuali di spiritismo sono colmi gli scaffali della Villa.

Casimiro affermava di aver fotografato l’ectoplasma, il doppio astrale del suo cane preferito ed agli intimi mostrò la documentazione dell’eccezionale esperimento. Casimiro credeva profondamente nell’unità della vita, nel circuito integrato dell’esistenza, ove non si danno differenze qualitative, bensì solo quantitative: il divino, la Realtà, è onnipresente ed ogni essere lo manifesta in misura della sua condizione evolutiva, maturata nel corso del ciclo delle nascite, di un estenuante indefinito ritorno. Ogni cosa, dalla pietra all’uomo è egualmente permeata dalla Forza Cosmica varia solo la consapevolezza raggiunto dagli enti. La religiosità di Casimiro ebbe i tratti del più puro “paganesimo” classico e preclassico. Come Talete affermò che “tutto è pieno di dei” (pànta plére theon). Così vide nel parco della sua residenza la presenza viva di gnomi, silfidi, ninfe e coboldi: gli spiriti elementari di cui è così ricca la letteratura dello spiritismo. Il suo panvitalismo esoterico discendeva dall’ampio retroterra culturale, da anni di letture simpatiche e dalla dimestichezza con le grandi correnti del pensiero medio-orientale. L’Assoluto è reale, l’universo è irreale, l’Assoluto è l’universo: questo il paradosso col quale si può sintetizzare la posizione sapienziale di Casimiro. Il barone attribuiva carattere illusorio alla realtà esterna dei fenomeni, riconoscendo fondamento perenne solo nella Forza metacosmica. L’Universo, con la straordinaria molteplicità delle sue apparizioni, è precisamente un “pensiero di Dio”, la sua teofania poetica: e solo in quanto tale assume i crismi della esistenza in perpetuo divenire, un divenire che è il “sacrificio dell’essere”, come ci ammoniscono i miti cosmogonici dei giganti. Il mondo di Casimiro è essenzialmente ideoplastico, realizzazione dell’Idea e tutto il prisma dei fenomeni è – letteralmente – una ideofania. “Tutto è mente”, affermava il barone Piccolo. Nella concreta esistenza fisica di ogni giorno questo panpsichismo è di secondo grado, esso è – cioè – mutato dal lavoro, pensiero in azione. Casimiro raccontava continuamente di questo potere ideoplastico degli spiriti, di entità a cui basta solo desiderare un particolare per ottenerlo, viverlo completamente. Ma – e qui sta l’aspetto anagogico – presto o tardi chi ha lasciato la condizione fisica si rende conto che un così facile soddisfacimento dei propri desideri ha carattere illusorio e cioè Maya, la seduzione luciferina del pensiero. A questo punto – affermava Casimiro – interviene la “seconda morte”, l’estinzione improvvisa dell’anima egoica col suo bagaglio individualistico: l’entità passa a superiori piani dell’essere, sopravvive immortale come spirito impersonale il cui fine conclusivo è il riassorbimento nell’Assoluto. Bisogna esaurire, tuttavia, le possibilità insite in ogni stato per “cambiar pelle”, condizione; non è possibile evolversi in superiori livelli di esistenza se non si è risolto il Karma pregresso. E qui non importa la condotta operativa di ciascuno: quel che conta è il pensiero, l’atteggiamento intimo della mente, la neutralizzazione o il completo soddisfacimento dei desideri, premessa necessaria per il loro superamento.

Creare è pensare, affermava Casimiro. Ogni fenomeno è cristallizzazione d’un pensiero, del pensiero. Il pensiero, anche quello più oscuro, è volontà. E la volontà non è che pensiero in tensione, la Mente che si esprime nel processo ideoplastico universale: il mondo è la potenza del Sé, la sua compiuta epifania. Il circolo non si esaurisce nella dimensione fisica: infiniti sono i mondi, come già avvertiva Giordano Bruno. Il corpo astrale è lo strumento comunicativo per eccellenza dei fenomeni dello spiritismo; il corpo eterico è al di là dell’astrale, espressione del suo superamento e manifestazione di chi già vive in elevati piani dell’essere. Casimiro sapeva bene che la forma è una risposta alla frequenza, che le cose assumono un determinato aspetto esteriore in funzione della frequenza vibratoria.

E che altro è la vibrazione se non “suono”, eco visibile e udibile del bed-bang? Il determinato si risolve nell’indeterminato; ma al di la di tutto permane il pensiero, la mente universale con la sua inesausta capacità forgiatrice di nuove forme. Gli stessi pensieri sono l’esito di vibrazioni sottili; l’essoterismo parla comunemente di “onda pensiero”. L’evoluzione può essere anticipata in questa vita. Il barone lo sapeva bene e riuscì ad autodisciplinarsi in un “aureo isolamento”. Nella quiete di villa Piana seppe attuare la trasmutazione alchemica dell’anima coinvolgendo i fratelli nella sua passione: sogno e metamorfosi degli ultimi eredi di una grande stirpe. Un mondo atto di suggestioni metafisiche e fiabesche, di una ironia deliziosa e garbata e di intuizioni scientifiche. Da perfetto gentiluomo di campagna, Casimiro Piccolo, che avremmo immaginato più facilmente abitante di un antico castello in qualche brughiera della Scozia, sapeva guardare ai tipi umani con disincantato distacco, con un senso dell’humour prezioso e rarefatto, come le atmosfere che si ritrovano nei suoi soggetti. I suoi acquerelli, così difficili da etichettare, sono in fondo la rappresentazione figurata, la trasposizione su carta, la malinconica testimonianza di una filosofia e di uno stile di vita. Se l’ultimo Gattopardo è morto senza eredi, la sua arte, così unica ed irripetibile, vive. Per questo la Fondazione ha pubblicato l’intera collezione di 34 acquerelli, che è solo parte di tutta la produzione.

La Fondazione Piccolo

La Fondazione “FAmiglia Piccolo di Calanovella” fu voluta per volontà testamentaria dal Barone Casimiro Piccolo di Calanovella e dalla sorella Agata Giovanna e fu riconosciuta come ente morale con DPR. n.201 del 27/03/1972. Villa Piccolo, in località Piano Porti di Capo d’Orlando, sorge su una collinetta che domina la Piana e, in lontananza, le Isole Eolie. La palazzina è immersa in un parco naturale nel quale è stata curata e salvaguardata la tipica flora mediterranea, nel rispetto di ogni equilibrio ecologico. Fu originariamente la residenza estiva del Piccolo, che dal 1932 vi si trasferirono stabilmente.

Il Museo

Il museo è stato inaugurato nel 1978, in occasione del decimo anniversario della scomparsa di Lucio Piccolo. Esso è stato realizzato ordinando i due terzi dei beni mobili, dei preziosi e dei cimeli di famiglia. La sua particolarità è quella di non avere una specializzazione. Qui è raccolto un po’ di tutto: collezioni di oggetti d’arte, dipinti, ceramiche, armi antiche, libri, stampe, documenti; c’è la collezione botanica di Agata Giovanna, gli acquerelli e le fotografie di Casimiro, lettere autografe del cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa. Visitando il museo della Fondazione Piccolo ci si accorge di quanto intimamente e fieramente siciliani furono Lucio, Casimiro e Agata Giovanna. Nel museo sono custodite le testimonianze del genio poetico di Lucio, dell’impegno ecologico di Agata Giovanna, dell’arte pittorica di Casimiro. E il ricordo, anch’esso vivido, delle estrosità, delle stravaganze, dei vezzi snobistici dei tre fratelli, pare a tratti sconfinare in una dimensione mitica.

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