Posto in posizione strategica sopra un poggio terrazzato, il paese di Capoliveri nacque in epoca etrusca come fortezza d’altura a dominio dei golfi di Mola e della Stella.
Uno dei luoghi dell’isola d’Elba più ricchi di storia, Capoliveri è stato insediamento etrusco: molti ritrovamenti sono stati fatti nella necropoli di Profico, non lontana dal centro storico.
Il borgo è raccolto attorno alla piazza e a via Roma, la strada più alta e ricca di caratteristiche botteghe. Da qui si diramano una serie di viuzze, piazzette e chiassi, con sottopassi, archi e scale.
Cinta da mura, Caput Liberum, è la città fortificata più antica dell’isola: per circa quattro secoli fu centro del sistema di controllo fiscale e politico della Repubblica Marinara Pisana.

Nella prima metà del XVI secolo Capoliveri subì più volte l’attacco dei pirati che ne distrussero le mura fino alle fondamenta e ancora, agli inizi del XVIII secolo, fu teatro di cruente battaglie fra gli eserciti di Francia e di Spagna.
Durante il periodo della rivoluzione, l’Elba divenne francese e fu scelta poi da Napoleone come rifugio per l’esilio. A tale proposito, i vecchi paesani amavano raccontare come il sovrano, intenzionato a distruggere la roccaforte di Capoliveri perché indispettito dal mancato omaggio degli abitanti all’imperatore, avesse cambiato idea grazie alla bellezza di Amelia Vantini, una giovane capoliverese.

Con l’efficiente amministrazione dei Lorena, Capoliveri ritrovò un’autonoma rinascita grazie alla produzione di vino di buona qualità (Aleatico, Moscato, Sangioveto) e alla produzione del minerale ferroso di punta Calamita e cala del Ginepro.
Nella seconda metà dell’800 i lavoratori delle caviere, dettero vita alle prime lotte salariali: importante contributo alla nascita della coscienza sindacale. Nel 1907 Capoliveri divenne comune autonomo.
Attraverso la strada panoramica alta sul mare, si possono raggiungere le miniere abbandonate di punta Calamita, mentre un’altra escursione di interesse paesaggistico è quella alla cala dell’Innamorata, a sud del paese. A sud ovest dell’abitato troviamo invece il cinquecentesco Santuario della Madonna delle Grazie dove possiamo vedere un piccolo dipinto su tavola con la Madonna del Silenzio di Marcello Venusti.

Dietro l’insenatura di Lacona possiamo vedere inoltre la piccola Chiesa della Madonna della Neve fondata da alcuni discepoli di San Giovanni Gualberto.
In stile romanico-pisano e in una posizione da cui scorgiamo il piano di Mola e il golfo di Porto Azzurro è la Pieve di S. Michele. Distrutta dalle truppe del Barbarossa nella prima metà del XVI secolo, la chiesa non fu mai ricostruita nella sua interezza, ma venne utilizzata come camposanto. Papa Gregorio XI, di ritorno da Avignone e costretto da una tempesta a sostare nell’isola, celebrò qui la messa.

0 Commenti