Gli ebrei sono stati presenti in Italia sin dal II secolo a.C. Sono stati sottoposti a persecuzioni continue, il culmine è stato l’edizione della bolla “Cum nimis absurdum” alla metà del Cinquecento che costrinse gli ebrei a trasferirsi nei ghetti. Questa situazione durò fin nell’Ottocento, quando furono i primi a far parte delle società segrete e a organizzarsi contro la monarchia assoluta. Nel 1848, dopo una supplica firmata da 600 eminenti personaggi, tra cui Cavour e Cesare Balbo, Carlo Alberto li riconobbe cittadini uguali a tutti gli altri. Il fascismo per gli ebrei non significò inizialmente una nuova persecuzione, anzi ci vedettero vantaggi e parteciparono attivamente fino al 1938, quando Mussolini pubblicò il “Manifesto del razzismo”. Durante la guerra molte sinagoghe furono distrutte e nel 1943cominciarono le deportazioni nei lager, dove decine di migliaia di persone finirono la loro vita. Molti sono le città che testimoniano la presenza attiva del popolo ebraico nella storia dell’Italia, ma poche le ricostruzioni storiche del contributo dato allo sviluppo della società italiana.

Gli Ebrei in Italia

Alessandria

Nel 1168 abitanti di alcuni villaggi decidono di costruire una città attorno al castello di rovereto e di darle il nome di un pontefice: Alessandro II. La posizione strategica, fra il fiume Bormida ed il Tanaro, fanno della città un preda ambita. La città resiste come Comune autonomo fino al 1348 quando entra a far parte dello Stato Visconteo e dopo Sforzesco. Nel 1707 subentrano i Savoia , i quali accrescono le difese di Alessandria costruendo la Cittadella, imponente struttura difensiva a pianta stellare. Il più antico ricordo ebraico consiste in una lapide sepolcrale, scritta in ebraico, rinvenuta nei pressi della Bormida e che porta la data del 5237, corrispondente al 1477. Le prime notizie storiche si riferiscono al 1490 quando ad Abramo Vitale de’ Sacerdoti venne concesso di rimanere in città purché s’impegnasse a tenervi un banco di prestito. Oggi pochissimi sono gli ebrei rimasti ad Alessandria, tanto che il gruppo è stato ufficialmente assorbito dalla comunità di Torino. In via Milano si trova la sinagoga. Si può visitarla telefonando al 0131 – 262224. Fu inaugurata nel 1871. E’ una delle più importanti d’Italia. In via Migliara si notano i balconi, i passaggi interni, i sopralzi, inconfondibili elementi dei vecchi quartieri ebraici.

Mantova

Fino all’Ottocento, Mantova è stata l’unica comunità ebraica importante nella regione, con intensa vita religiosa e grande fervore culturale, comunità madre di quella di Milano. La prima notizia di ebrei a Mantova è del 1145. Nel 1612 gli ebrei furono rinchiusi nel ghetto e a portare un segno distintivo: un cerchio giallo sul mantello gli uomini, un velo dello stesso colore, le donne. I segni distintivi furono aboliti nel 1708, sotto il governo austriaco di Maria Teresa. Le porte dei ghetti furono abbattute dalle armate napoleoniche nel 1797.

Oggi è ancora possibile ripercorrere le vecchie strade del ghetto, localizzando i principali luoghi ebraici. In piazza Concordia, vi erano le tre sinagoghe di rito tedesco (la sinagoga Porta del 1588, quella Ostiglia del 1595, quella Beccheria dello stesso anno). Le prime due furono chiuse nel 1846, la terza nel 1900. In via Bertani, angolo via Scuola Grande, si trovano due sinagoghe di rito italiano: la sinagoga Norsa Torrazzo del 1513 e la sinagoga Grande italiana. La prima, demolita all’inizio del Novecento, è stata ricostruita fedelmente in via Govi 11 ed è ancora l’unica della comunità; quella Grande, invece, fu demolita nel 1938 e i suoi arredi furono portati in Israele e sono attualmente nella Jeshivà Ponivez di Bené Beraq. La terza e ultima di rito italiano, la sinagoga Cases del 1595, si trova invece in via Bertani angolo via San Francesco di Paola. Fu distrutta nel 1929 e i suoi arredi furono portati in Israele dove ornano l’Echal Scelomò, sede del rabbinato di Gerusalemme.

Livorno

L’inizio della comunità ebraica di Livorno coincide con la promulgazione da parte di Ferdinando I de’ Medici, avvenuta il 10 giugno 1593, delle Lettere Patenti, conosciuta meglio con il nome “Livornina”.

Questa istituiva per un periodo di prova di 25 anni, rinnovabile, una sorta di immunità per le persone e le proprietà degli ebrei che si fossero stabiliti nel nuovo porto toscano. Gli ebrei erano esentati da portare segni distintivi e potevano fare ciò che facevano i cristiani: non dovevano essere rinchiusi nel ghetto. Ad opera degli ebrei livornesi nacquero molte attività industriali e commerciali. Gli ebrei partecipavano al mercato degli chiavi anticipando le somme per riscattare i cristiani prigionieri nei paesi del Magrèb e per restituire i mori fatti prigionieri.

Livorno città ideale del tardo rinascimento, fondata dal Granduca Francesco de Medici I; oltre che dalle funzioni portuali, lo sviluppo fu caratterizzato dalla “costituzione” del 1593 che stimolava l’ immigrazione proteggendo la libertà dei nuovi venuti, favorendo così l’insediamento di diverse comunità.

La città ha due poli distinti: la città ideale voluta da dai Medici e l’espansione ottocentesca impressa dai Lorena. Anche se sconvolta dai bombardamenti dell’ultima guerra, sono ben visibili le tracce dell’impianto che il Bountalenti disegnò alla fondazione della città. L’espansione otto-novecentesca è caratterizzata da ville signorili e antichi alberghi, testimonianza di un boom turistico che raggiunse la massima espansione a cavallo tra Otto e Novecento.

Milano

Milano, pur essendo stata fin dall’antichità una città di notevole importanza, non ebbe una propria comunità ebraica almeno fino al 1820. Infatti, a causa del divieto di soggiornare per gli ebrei per più di tre giorni nel capoluogo lombardo, le antiche comunità presenti fin dal XIV sec. si insediarono per lo più in città limitrofe come Monza, Abbiategrasso, Lodi o Vigevano. All’inizio la comunità di Milano nacque come sezione di quella di Mantova, l’unica che non aveva mai cessato di esistere nel corso dei secoli, fino a quando nel 1866 la comunità del capoluogo, divenuta più numerosa di quella, costituì un proprio “consorzio israelitico”.

Pur essendo praticamente inesistente a Milano un patrimonio ebraico monumentale fatto di pietre appartenenti ad antiche sinagoghe o ad antichi cimiteri, la città ospita ugualmente edifici di notevole importanza, che essenzialmente possono essere ricongiunti a tre luoghi cardine. Il primo è il tempio centrale di Via Guastalla. Questo rappresenta fin dal 1892 il centro religioso per gli ebrei residenti in Milano. Progettato dal Luca Beltrami, uno dei più eminenti architetti di quel periodo, ormai dell’ originario edificio è giunto fino a noi solamente la facciata, in quanto il corpo centrale fu distrutto durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. In ogni caso, la nuova costruzione rappresenta un magnifico esempio di quell’architettura “razionalistica” tipica del secondo dopoguerra. La nostra seconda tappa consigliata è un luogo avente origini lontane, di recente costruzione. A partire dagli anni ’50, a causa delle guerre Arabo-Israelite, un grosso numero di ebrei provenienti in particolare dall’Egitto, Siria, Libia, Libano, Iraq, Iran confluirono a Milano. Da questa migrazione nacque nel 1986 un originale centro comunitario in Via Montecuccoli 27, di rito sefardita-persiano. A questo fu annessa una sinagoga, che senza dubbio merita di essere visitata per la sua complessa ed interessante struttura moderna-razionale ma avente anche richiami tradizionali. Infine il nostro sintetico tour nella Milano ebraica si conclude in due luoghi di fondazione strettamente cristiana: la biblioteca Ambrosiana, che deve il suo splendido patrimonio al cardinale Federico Borromeo e quella Braidense. In queste ricchissime biblioteche infatti sono custoditi moltissimi codici miniati, incunaboli e numerosi rotoli della Torà e Meghillot Ester, ma in particolare modo è rappresentativo nella secondo edificio l’armoniosa convivenza fra culturaebraica e cristiana.

Pitigliano

Oasi di libertà per un certo periodo, Pitigliano si meritò il nome emblematico di “piccola Gerusalemme”. Dopo il 1622, gli ebrei di Pitigliano dovettero portare il segno distintivo: un cappello rosso, gli uomini, e un segno rosso sulla manica, le donne.

Il ghetto fu collocato all’incrocio di via Zuccarelli con vicolo Marghera e vicolo Goito. Nel 1841 risultavano a Pitigliano 3.125 abitanti, di cui 359 ebrei. Nel 1865, vi funzionava anche una biblioteca che contava 2.032 volumi, 600 dei quali in ebraico. La sinagoga era in origine completamente coperta di stucchi di gusto rococò con grandiose sovrastrutture che affiancavano l’armadio. Ricche iscrizioni dorate sul fondo azzurro correvano in alto lungo le pareti. L’ultimo restauro è del 1995. Attualmente, poco rimane dell’antico ghetto: partendo dalla Rocca degli Orsini e costeggiando il famoso acquedotto cinquecentesco si arriva nella zona centrale, con gli stretti vicoli e che si dipartono dalla via Zuccarelli; da qui, prendendo il vicolo Marghera ci s’imbatte nell’antico forno delle azzime e poi nella sinagoga di cui si è recentemente provveduto al restauro. La sinagoga è affacciata sullo strapiombo delle rocce di tufo. Segnalato è pure l’antico cimitero : si trova fuori dalla cittadina, sulla strada che porta a Marciano.

Torino

Fu un importante centro di comunicazione, passaggio obbligato per gli eserciti nell’età classica e nei primi secoli del Medio Evo, dominata dai Bizantini, Longobardi e dai francesi. Nel XV secolo, Torino comincia ad assumere caratteristiche cittadine. La storia dell’Italia è molto legata quella della Città. Ne fu, infatti, la capitale e sede del potere regio; ma anche luogo importante delle iniziative risorgimentali e liberali. Oggi ha una sua Università, è sede di rilevanti iniziative editoriali ed è un centro industriale di notevole prestigio. In città, fino al 1424, si contavano una decina di ebrei.

Quelli in fuga dalla Francia preferivano fermarsi nei centri più vicini al confine. In città, fino al 1424, si contavano una decina di ebrei. Quelli in fuga dalla Francia preferivano fermarsi nei centri più vicini al confine. Il ghetto vecchio ebbe come centro piazza Carlina, denominata ufficialmente piazza Carlo Emanuele II. Il ghetto nuovo, invece, si espanse in una zona vicina, tra via San Francesco da Paola, piazza Carlina e l’odierna via des Ambrois, che si estese ad una casa in via Santa Croce, detta il cortile della Luna. Quella che è oggi la Mole Antonelliana, avrebbe dovuto diventare la sinagoga dell’emancipazione degli ebrei torinesi. Non lo divenne per motivi economici. Tra via Sant’Anselmo e via San Pio V si trovano le nuove istituzioni ebraiche e la sinagoga, solennemente inaugurata nel 1884. All’esterno essa si presenta in stile moresco; quattro cupole a cipolla coprono i torrioni perimetrali. L’interno è grandioso e può contenere 1.400 persone. Distrutta da una bomba nel 1942, fu ricostruita nel 1949.

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