Uno dei luoghi dell’Italia da scoprire di oggi è Ustica. Ma non l’isola in sè, ma ciò che non si vede: i reperti archeologiche che i destini umani hanno depositano nei suoi fondali.
Ustica si trovava certamente sulla “via del commercio dell’ossidiana” del Mediterraneo centrale, che interessava le isole di Pantelleria, di Malta, di Lipari e di Ustica ed aveva come terminale le coste tirreniche della Puglia e della Campania.

Le antiche rotte non furono certo abbandonate in seguito alla scoperta del metallo: l’ossidiana rappresentava infatti solo una porzione del carico delle navi, quella non deperibile. Stando ai ritrovamenti terrestri la storia di Ustica appare indissolubilmente legata a quella delle consorelle isole vulcaniche eoliane ugualmente di origine vulcanica, e della vicina costa orientale suciliana, da cui sembrano provenire gli abbondanti frammenti di ceramica preistorica (età del Bronzo) rinvenuti nella stessa Cala S. Maria, nella Grotta S. Francesco e nella Grotta Azzurra. Questi ultimi frammenti ceramici sono stati localizzati all’interno delle uniche due cavità capaci di custodire in “conche” naturali l’acqua piovana che filtra dal soprastante ingrottato. A proposito della Cala S. Maria, vicina alle grotte suddette, ricordiamo che questa è sempre stata il porto naturale dell’isola e i suoi fondali custodiscono numerose testimonianze di antichi approdi (ceppi in piombo romani), di operazioni di carico e persino di qualche naufragio (anfore di foggia punica e ceppi in piombo coevi oltre i -45m). I recuperi subacquei effettuati fino ad oggi testimoniano di una già conosciuta frequentazione punica dell’isola: anfore del tipo Mana C2 e matariale di bordo assieme ad anfore di tipo Dressel 24 del I sec. d.C. (G.F. Purpura, “Bollettino d’Arte” Suppl. 37-38 1986) sulla Secca della Colombara. La presenza romana sull’isola in età repubblicana viene confermata dal ritrovamento di due elmi in bronzo risalenti al II e I sec. a.C. su un relitto mercantile in località non precisata (P:A: Gianfrotta, Prime testimonianze archeologiche sottomarine). Numerosi recuperi effettuati occasionalmente da subacquei sportivi hanno portato alla luce: un’ancora litica tringolare (preistorica), macine per la molitura di cereali e leguminose, anfore di epoche diverse e testimonianze di epoca medievale come i cannoni in bronzo rinvenuti a Punta S. Paolo.

Per raggiungere Ustica sono consigliabil collegamenti aerei con l’aeroporto di Palermo. Tra le compagnie che giungono nello scalo spesso sono interessanti le offerte Airone. Dal porto di Palermo sono disponibili i traghetti della Ustica Lines che in circa 1 ora e mezza raggiungolo l’Isola.

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