La Grotta del Bue Marino deve il nome alla foca monaca, simpatico mammifero che fino a non molti anni fa abitava, indisturbata, in quest’area marina, oggi Riserva Naturale. La grotta si raggiunge via terra, seguendo una mulattiera (della quale però non ho notizie dirette) o, più comunemente, via mare, dal porto turistico di Cala Gonone. Esplorata la prima volta nel 1947, quest’incredibile grotta è lunga 7 chilometri, durante i quali si addentra nella roccia restando al livello del mare, con una temperatura costante di 16° centigradi.

Il primo chilometro è percorribile a piedi ed attraversa ben 4 grandi ambienti: la stanza dei candelabri, adorna di spettacolari formazioni calcaree che ricordano dei lampadari; la stanza degli specchi, costituita da una grande sala impreziosita da giochi d’acqua dovuti ai laghetti, nei quali si specchiano le pareti ricche di ricami d’alabastro, regalando un effetto veramente suggestivo ed affascinante; la stanza degli organi, caratterizzata da spettacolari colate rocciose che sembrano vere e proprie canne d’organo; ed in ultimo, la stanza delle spiagge, immensa sala nella quale confluisce un fiume d’acqua dolce, che, quando è in piena, trasporta e deposita sabbia. Oltre questo punto, la grotta prosegue per altri 6 chilometri di cunicoli sommersi dalle acque, praticabili soltanto dagli speleologi con le debite attrezzature, e nasconde pareti ricoperte da graffiti preistorici ed un grande lago in cui s’incontrano le acque salate del mare e quelle dolci del fiume sotterraneo. La grotta è ancora attiva al 65% e raggiunge l’80% d’umidità. Riserva ai visitatori davvero grandi suggestioni.

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