Seguendo le “orme degli antichi pellegrini”, si possono scoprire le bellezze delle Basiliche maggiori secondo l’itinerario di San Filippo Neri.
La prima tappa di questo pellegrinaggio è la San Pietro in Vaticano.
Liberata dalle offese dei secoli e dai più recenti ponteggi, la facciata della Basilica si mostra oggi finalmente in tutto il suo splendore seicentesco; il suo stesso artefice, Carlo Maderno, sarebbe oggi colto da un sussulto nel vedere una tale magnificenza davanti ai propri occhi!

Emblema, non solo religioso ma anche storico culturale di Roma, la Basilica di San Pietro è stata un “cantiere aperto”, quasi ininterrottamente, dai tempi di Costantino fino ai giorni nostri. Riuscire ad elencare tutti i capolavori che essa custodisce è quasi impossibile, si può accennare ai maggiori, partendo dalla porta principale di bronzo del Filarete, risalente al pontificato di Eugenio IV, esempio sublime della cultura rinascimentale.
Varcata la soglia, a destra, si trova nella prima cappella la dolcissima Pietà di Michelangelo, per la quale ogni commento sarebbe superfluo, mentre al centro, sopra la tomba dell’Apostolo, svetta il baldacchino di Gian Lorenzo Bernini, dietro al quale si trova per mano dello stesso artista la “Cattedra di San Pietro”. Tornando verso il baldacchino, alzando gli occhi si resta incantati dallo spettacolo della cupola che, si mostra in tutta la sua possente nervatura e lucentezza.

Passando al piano inferiore della Basilica, è d’obbligo una visita alle Grotte, sotterranei, gelosi custodi dei reperti dell’antico edificio, luogo di assoluto raccoglimento e preghiera.
La seconda Basilica visitata era San Paolo Fuori le Mura, tomba dell’Apostolo dei Gentili. Le sue vicende costruttive, come quelle delle altre Basiliche di epoca paleocristiana, sono state travagliate.
Costruita da Costantino, saccheggiata dai Longobardi, ricostruita dopo l’incendio del 1823, ancora oggi, la Basilica di San Paolo accoglie importanti capolavori: danneggiato dall’incendio e in seguito sostituito, il mosaico sul frontone era opera di Pietro Cavallini; Arnolfo di Cambio realizzò il ciborio gotico e Carlo Maderno la Cappella del Santo Sacramento.
Durante la visita a questa basilica non può mancare una sosta nello splendido chiostro medioevale, realizzato dalla famiglia dei Vassalletto, abili artisti nelle incrostazioni marmoree, che ornano qui le colonnine tortili.

Dopo la visita a San Paolo fuori le Mura, i pellegrini giungevano alla Chiesa di San Sebastiano, nota per le sue catacombe e cara a San Filippo Neri per avervi avuto la visione di un globo di fuoco. La Basilica conserva come reliquia la pietra sulla quale Cristo avrebbe lasciato l’impronta dei piedi. Scendendo nelle catacombe si resta incantati dagli stucchi e dagli affreschi che ornano i colombari e da una sala dalle pareti rosse, chiamata Memoria Apostolorum per avervi ospitato le spogli degli Apostoli Pietro e Paolo.

A questo punto del pellegrinaggio si arrivava a San Giovanni in Laterano, cattedrale di Roma, simbolo del trionfo del Cristianesimo sul Paganesimo al cui abbellimento contribuirono oltre venti Papi ed illustri artisti. Le navate furono opera del grande Borromini; a Giotto si deve un affresco, ormai in condizioni di lacerto, raffigurante Bonifacio VIII nell’atto di proclamare il primo Giubileo nel 1300, mentre a Jacopo Torriti spetta lo splendido mosaico della calotta absidale purtroppo danneggiato nel XIX secolo e sostituito da una riproduzione.

Poco distante dal Laterano sorge la Chiesa di Santa Croce in Gerusalemme importante tappa del pellegrinaggio in quanto vi è conservato il Sacro Legno, portato a Roma da Gerusalemme, nel IV secolo da Elena, madre di Costantino. Le cappelle della Croce e delle Reliquie ospitano le reliquie della Passione. Nella prima è venerato il braccio della croce del buon ladrone, crocifisso accanto a Cristo, mentre nella seconda sono custoditi frammenti della vera Croce.

La penultima tappa è rappresentata dalla Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, tomba del diacono San Lorenzo. La chiesa ha purtroppo subito nel corso dei secoli diversi rimaneggiamenti, il più consistente, dopo il bombardamento del 1943. Fortunatamente gli splendidi ornamenti realizzati dalla famiglia dei Cosmati, si sono conservati in tutta la loro bellezza; i due amboni ravvivati da incrostazioni policrome scintillanti di frammenti dorati, e la sedia episcopale in cui il candore del marmo e le incrostazioni dorate creano un suggestivo effetto.

Il pellegrinaggio si concludeva con la visita alla Basilica di Santa Maria Maggiore. Entrando in questa chiesa si resta incantati dalla bellezza dei mosaici che la ornano: da quello della Loggia illustrante la leggenda della Basilica e opera di Filippo Rusuti, a quelli incomparabili della navata centrale, risalenti al V secolo, per arrivare all’arco di trionfo e infine al mosaico dell’abside, raffigurante l’Incoronazione della Vergine e realizzato nel XIII secolo da Jacopo Torriti.

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